Spider-Man: Homecoming
Dopo gli accadimenti di "Captain America: Civil War", il giovane Peter Parker freme per tornare in azione. Ignorato da Tony, Peter decide di darsi al controllo di quartiere fino a quando non incapperà in qualcosa di molto più grande: ne sarà all'altezza?

Di fumetti di Spider-Man non sono una grande esperta, ne avrò letti sì e no un paio, ma mi fido di chi ne sa di più mentre afferma che questa ennesima versione cinematografica sia loro molto più fedele che le precedenti (seppur ancora distante). Nessuno dimenticherà mai la trilogia di Raimi, nè tanto meno il volto di Toby Maguire dietro la maschera ma "Spider-Man: Homecoming" ci fornisce una storia ed uno Spider-Man fino ad oggi inediti. Non vediamo l'ennesima versione del morso del ragno o di come la morte dello zio abbia plasmato il superore: non assistiamo alla nascita dell'Uomo Ragno ma alla sua crescita, alla sua maturità. Peter Parker infatti è solo un quindicenne che si ritroverà per le mani una situazione degna di un vero Avenger. Il villain in questione è l'Avvoltoio, interpretato da un magistrale Michael Keaton, forse il personaggio più interessante di tutto il film che avrà un rapporto con Spider-Man stesso molto particolare e che vale già di per sè il prezzo del biglietto. Proprio a causa sua Peter dovrà fare molte scelte, non tutte giuste e così tra errori e opportunità di redenzione diverrà l'eroe che ogni generazione conosce. Scene d'azione spettacolari, il solito humor Marvel più in forma che mai ed una colonna sonora molto pop sono i tratti tecnici più evidenti che danno a Spider-Man un bentornato in grande stile.
