Sogno ma son desto.

25.10.2016 16:30
Anni trenta: una famiglia ebrea vive a New York e tutto scorre abbastanza tranquillo fino a quando il giovane Bobby decide di partire per Los Angeles per tentare la strada del successo nel mondo del cinema, volendo diventare un agente cinematografico, contando sull'aiuto dello zio. Nella nuova metropoli incontrerà Vonnie di cui si innamora e si immergerà nell'atmosfera pimpante della Cafè Society.
Woody Allen è sempre Woody Allen: lo riconosci dalle atmosfere, dai colori, dai dialoghi vivaci; lo riconosci dal modo nostalgico di parlare degli anni '30, perchè anche se la società hollywoodiana presentata è l'apoteosi delle apparenze e dell'opportunismo rimane irrimediabilmente affascinante. E' vero, Bobby trova l'amore nella semplicità di Vonnie che però è contraddizione già di per sè: anticonformista banale nello sfarzo imprevedibile dell'ambiente delle star è proprio in questo mondo che lei lavora. La metafora perfetta del sottile filo che divide odio ed amore. "Cafè Society" è anche un dettagliato e schietto affresco della personalità umana: di come questa può cambiare rivelando qualità inaspettate o smascherando animi più frivoli del previsto o di come semplicemente questa si adatti a ciò che la vita offre, più per convenienza che per convinzione. Scelte cui poi i sentimenti si oppongono, rivelando però la triste realtà: l'alternativa scartata ha ormai contorni e colori troppo ben definiti per essere ridisegnati. Ed è qui che il vero incredibile talendo di Allen emerge: la capacità di realizzare un film che risulti leggero pur mantendendo la sua anima bivalente, sognatrice e pessimista.
Musiche bellissime, interpreti perfetti nei ruoli unici ed eclettici a cui la storia da vita, ambientazioni piacevoli e dialoghi deliziosamente frizzanti e memorabili.

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La bellezza del grande schermo. ferroni05@live.com