Il Silenzio del Giappone.

27.01.2017 18:17
Due padri gesuiti portoghesi vengono a conoscenza dell'atto di abiura fatta dal loro mentore, padre Fereira, in Giappone. Decidono, pertanto, di partire per il paese asiatico per ritrovarlo dove troveranno orrori e fede, condanna e redenzione.
 
Snobbato apertamente dalla Awards Season, "Silence" è uno di quei film che in realtà meriterebbero di più la considerazione. Ma forse film come questo sono troppo difficili per entrare a far parte di quella mentalità sempre più commerciale che certe giurie da qualche anno sta adottando. La fede è un argomento talmente complesso, talmente radicato nell'animo di ciascun essere umano che se ne parla davvero poco, eppure rivela degli uomini stessi molto più di quanto altro possa fare. Scorsese in questo film mette tutto se stesso, chiundendo i conti con un conflitto che pervade ogni animo umano, e lo fa tormentando se stesso con le domande che assillano ogni credente: "come può Dio permettere il dolore?" e soprattutto nella scelta di quale sia il bene. "Silence" perciò non è un film a senso unico, anzi, esplora le direzioni che il dolore e la persecuzione propria ed altrui può causare anche ai cuori più saldi in Dio, mostrando il martirio così come l'abiura ma non assumendo mai la presunzione di indicare una via d'uscita. Non ci sono uomini solo buoni, solo fedeli, solo giusti ma ce ne sono anche molti altri che cadono più volte nel peccato ed eppure sopportano la loro dannazione per il proprio ideale. In 2 ore e 40 di durata, Scorsese riesce a non annoiare mai ed anzi a mantenere viva l'emozione ed il coinvolgimento dello spettatore accesi, grazie ad una meravigliosa sceneggiatura, ad una spettacolare fotografia, a poche musiche (che lasciano spazio al silenzio: di Dio o degli uomini) e ad un cast eccellente, su cui svetta Andrew Garfield, vero protagonista della pellicola. 
 

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