Arrival

22.02.2017 19:26
Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall'esperta linguista Louise Banks. Mentre l'umanità vacilla sull'orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte - e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana.
 
Il tema degli extraterrestri fa sempre storcere un po' il naso perchè rischia di divenire una mera accozzaglia di effetti speciali e catastrofismo senza davvero dare qualcosa. Ma "Arrival" non è affato un film sugli alieni, o meglio, definirlo così significa chiudere gli occhi di fronte a ciò che di molto altro questo film approfondisce. La storia nasce e ruota attorno all'approdo di questi misteriosi esseri e alla ricerca disperata di una risposta al "perchè sono qui?" ma tutto ciò è anche un escamotage per parlare invece degli umani stessi e di argomenti importanti come la memoria, il futuro, la comunicazione. Se non volete spoiler fermate qui la vostra lettura perchè è difficile discutere la grandezza di questa pellicola senza svelarne il finale. Louise infatti, nel suo tentativo di imparare ad interagire con i due visitatori approdati in suolo americano entrerà nel loro linguaggio ed anche nel loro tempo: questo infatti non è lineare come quello degli uomini bensì ciclico ed imparare ad utilizzare i loro simboli significherà anche entrare nella loro visione del futuro, del presente e del passato come enti già noti. Louise perciò si ritroverà consapevole di ciò che le accadrà in futuro sia di buono che di orribile ma deciderà di abbracciare ciò che viene e di ricavarne il più possibile. Dopo "interstellar" perciò un altro progetto che utilizza lo spazio per fare filosofia e fisica assieme, per esplorare le possibilità e così facendo esplorando anche l'essere umano e le sue reazioni di fronte al cambiamento. Non manca infatti chi vorrebbe distruggere al più presto le navi comparse nei cieli di tutto il mondo o chi rifiuta la collaborazione internazionale per venire meno a questi problemi: una metafora sulla chiusura di fronte agli altri che in questo periodo certo calza a pennello. Una Amy Adams sempre brava (ed ancora senza Oscar: un affronto imperdonabile questo), una fotografia magnifica, un'ottima sceneggiatura, una regia, delle ambientanzioni e delle musiche che donano un'atmosfera avvolgente grazie anche al puntuale montaggio sonoro per una delle migliori pellicole dell'anno. Se la si capisce, certo.
 

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La bellezza del grande schermo. ferroni05@live.com