Sfogati.
La senatrice Charlie Roan si propone come obiettivo di porre fine allo sfogo annuale, durante il quale ha perso diciotto anni prima tutta la sua famiglia. Nel frattempo tantissime persone giungono negli USA per assistere allo Sfogo. In questo clima di insicurezza sul futuro della "manifestazione", gli avversari politici della Roan decidono di ucciderla durante lo sfogo in grande bellezza. Sarà la sua guardia del corpo, l'ex sergente Leo Barnes (già apparso nel secondo film) a proteggerla.

La follia ed il fanatismo degli uomini possono sempre superare le nostre aspettative più distruttive, oggi più che mai. Tra terrorismo, circolo di armi e di denaro non è difficile catapultarci in un futuro distopico come quello che la serie de "La Notte del Giudizio" ci propone.
In questo capitolo ("La notte del Giudizio: Election Year") è sempre più evidente come potere e ricchezza alimentino questa tradizione orrenda, andando a schiacciare i più umili che si vedono non solo non protetti ma subiscono anche soprusi da parte delle assicurazioni che propongono cifre esorbitanti per tutelarli durante lo sfogo.
Si parla di pazzia e crudeltà, non di rabbia come i padri fondatori la pubblicizzano, perchè, se l'omicidio non fosse un reato, tu lo commetteresti?
Tra le strade cupe di un' America in delirio si aggirano eroi dei bassifondi ed eroi bandiere in un'alleanza fatta di ideali ed affetto: concetti praticamente aboliti dalla tradizione dello sfogo, concetti che, tra dolore e difficoltà, cercheranno di trionfare.

In sostanza questo terzo capitolo risulta un membro importante di quei film di "Serie B" che valgono. Un film che non pretende troppo da se stesso, un film dalla visuale cupa e sporca, rozza ed efficace che intrattiene e fa riflettere senza sfociare in improbabili discorsi filosofici ma semplicemente presentanto la cruda realtà.