La Ragazza Del Treno
13.11.2016 12:24
Rachel Watson è una giovane donna che non ha superato il suo divorzio e il fatto che il suo ex si sia prontamente risposato, e che si è attaccata troppo alla bottiglia, arrivando a perdere anche il lavoro. Ciò nonostante, prende ogni mattina il treno dei pendolari come se ancora dovesse recarsi in ufficio, guardando fuori dal finestrino e fantasticando sulle cose e le persone che osserva: in particolare, la sua attenzione si fissa su una coppia che, nella sua immaginazione, ritiene perfetta. Un mattino, però, Rachel vede la lei della coppia assieme a un altro uomo, e dopo pochi giorni la ragazza sembra essere svanita nel nulla. Rachel inizierà a indagare sulla sorte di questa sconosciuta, scoprendo una verità sconcertante.

Si corre sempre un rischio quando si realizza un film basato su un libro, specie se il libro in questione è uno di quelli più venduti dell'anno trascorso. La situazione poi è ancora più difficile quando si ha a che fare con una storia come quella che "La Ragazza del Treno" racconta. Una storia di ossessione, violenza, segreti, depressione, confusione. Ma il regista Tate Taylor (già dietro la macchina da presa con "The Help") ce l'ha fatta.
Sì perchè il film in questione è un giallo perfetto: uno di quei gialli assolutamente non scontati, dove il colpelvole è quello a cui nessuno aveva pensato ma che allo stesso tempo lascia allo spettatore la soddisfazione di scovarlo prima che sia apertamente incastrato. Accanto al giallo poi c'è la componente drammatica della storia e specie dei personaggi ognuno dei quali con i propri demoni, le proprie debolezze, le proprie perversioni o ossessioni ed inevitabilmente le proprie azioni più o meno pericolose. Al centro di tutto Rachel (intrepretata da un' Emily Blunt pazzesca, attrice fin troppo sottovalutata che continua interpretazione dopo interpretazione a dimostrare il suo indubbio talento) e la sua confusione: ricordi tagliati, lontani, in una continua lotta per separare il vero dal falso, il reale dal manipolato. Ed in questo senso la regia ed il montaggio svolgono un lavoro magistrale, incasinando frammenti ed immagini flash così come appaiono nella mente annebbiata di Rachel e che, seguendo il suo stesso corso di reminescenza, piano piano si schiariscono fino a rivelarsi.
Accanto alla Blunt un cast che dà in toto una buona prova, delle musiche azzeccate e cupe, una sceneggiatura che ben mette a nudo ciò che le persone sono in grado di provare e fare, ciò di cui l'uomo: sottoposto a stress o in cerca del proprio benessere è in grado di fare.
Sì perchè il film in questione è un giallo perfetto: uno di quei gialli assolutamente non scontati, dove il colpelvole è quello a cui nessuno aveva pensato ma che allo stesso tempo lascia allo spettatore la soddisfazione di scovarlo prima che sia apertamente incastrato. Accanto al giallo poi c'è la componente drammatica della storia e specie dei personaggi ognuno dei quali con i propri demoni, le proprie debolezze, le proprie perversioni o ossessioni ed inevitabilmente le proprie azioni più o meno pericolose. Al centro di tutto Rachel (intrepretata da un' Emily Blunt pazzesca, attrice fin troppo sottovalutata che continua interpretazione dopo interpretazione a dimostrare il suo indubbio talento) e la sua confusione: ricordi tagliati, lontani, in una continua lotta per separare il vero dal falso, il reale dal manipolato. Ed in questo senso la regia ed il montaggio svolgono un lavoro magistrale, incasinando frammenti ed immagini flash così come appaiono nella mente annebbiata di Rachel e che, seguendo il suo stesso corso di reminescenza, piano piano si schiariscono fino a rivelarsi.
Accanto alla Blunt un cast che dà in toto una buona prova, delle musiche azzeccate e cupe, una sceneggiatura che ben mette a nudo ciò che le persone sono in grado di provare e fare, ciò di cui l'uomo: sottoposto a stress o in cerca del proprio benessere è in grado di fare.
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