Dentro la foresta.
Un gruppo di studenti universitari si avventura nella foresta di Black Hills, nel Maryland, per cercare di svelare il mistero legato alla sparizione della sorella di James Donahue, Heather, avvenuta 17 anni prima e che in molti pensano sia collegata alla leggenda della Strega di Blair. Il gruppo è inizialmente ottimista, soprattutto quando alcuni abitanti del posto si offrono di guidarli nella foresta.

“Blair Witch” è uno di quei film con quel tipo di finale che ti lascia sorpreso. Ma non un sorpreso “Wow, non me l’aspettavo” ma più che altro un “Ma davvero?”. Forse ci si potrebbe trovare genialità anche in questa trovata effettivamente impensabile ma, considerando che, in un film horror, la parte horror dura giusto l’ultima mezz’ora/ quarto d’ora e parte bene senza però raggiungere mai un vero livello di horror, forse non funziona.
Se consideriamo infatti la prima parte, quella dove seguiamo i protagonisti, li conosciamo e veniamo coinvolti nella particolare regia del film dove le inquadrature sono date tutte dai dispositivi di registrazione che hanno i ragazzi con sè (ed alcune vengono molto bene, risultano davvero belle e danno un punto di vista molto più personale), il film non è affatto male ed anzi ha delle idee ed un modo particolare che piace nonchè una capacità di iniziare un processo di ansia che rimane piuttosto costante anche senza avvenimenti puramente spaventosi. Quando però comincia ad arrivare il vero horror questo parte bene ma purtroppo questa regia particolare diventa troppo tremolante per poter capire la maggior parte delle cose che accadono e poi, a quello che potrebbe sembrare il culmine dell’horror, quando finalmente tutto si rivela, il film finisce.. ovviamente non vi dico come, ma finisce, lasciandoti quell’amaro in bocca di non aver visto davvero quello che entusiasticamente ti aspettavi.
